Zoologia

Ornitologia

La collezione di uccelli del Museo è tra le più importanti raccolte regionali dell'Italia settentrionale. Con oltre 1.200 esemplari di uccelli, tra cui rarità, e 77 nidi e uova, è una documentazione pressochè completa dell'ornifauna trentina.
La formazione e lo sviluppo della collezione collimano con l'epoca d'oro dell'ornitologia italiana (seconda metà del secolo XIX),durante la quale si registra un massiccio incremento delle raccolte di uccelli soprattutto da parte di cacciatori-naturalisti. Queste collezioni hanno avuto un ruolo fondamentale per il progresso degli studi ornitologici per quel che riguarda la distribuzione delle specie e la loro morfologia.


Storia della collezione

Le basi della collezione del Museo furono poste dal primo conservatore per l'ornitologia Luigi Althammer (1827-1882) con i suoi assistenti Emilano Pross e Felice Tomasi, il cui operato venne continuato da Felice Tomasi, Francesco Giuseppe Costa e Onorato Galvagni coadiuvati dai loro aiutanti.
Gli anni tra il 1880 e il 1914 sono il periodo d'oro della sezione ornitologica del Museo che riesce a raggiungere una posizione di assoluto rilievo nel mondo scientifico grazie a tre personaggi di spicco come Agostino Bonomi (1850-1914) ed i fratelli Enrico e Luigi Azzolini. Agostoni Bonomi, l'insegnante di ginnasio di Rovereto, per la sua preparazione scientifica può essere considerato il primo ornitologo "professionista" del Trentino; fu egli che diede il necessario rigore scientifico alla ricerca ornitologica locale. Pubblicò innumerevoli lavori sull'avifauna trentina inerenti la determinazione esatta della specie, la nomeclatura scientifica, le migrazioni, l'inanellamento, ecc.


Significato della raccolta

La collezione testimonia alcuni filoni di studio del passato, tra cui particolarmente significativo è quello inerente le rarità.
Un esempio di specie rara è il Tordo di Swainson (Catharus stulatus Nuttal), di cui si conserva al Museo un esemplare catturato a Rovereto nel 1878; di questa specie esistono solo 3 segnalazioni note in Italia.
Un altro filone di studio è testimoniato dalle cosidette serie scientifiche: la variabilità di determinati gruppi di specie assai prossime tra loro veniva studiata in tutte le forme di passaggio.
Nella collezione ornitologica gli esempi più interessanti riguardano il Pettazzurro (Luscinia svecica) e la Monachella (Oenanthe hispanica).
Ma l'interesse maggiore della collezione è dato dal fatto che essa testimonia inequivocabilmente il crescente degrado dell'ambiente avvenuto in Trentino meridionale dall'Ottocento ad oggi.
Numerosi sono i reperti che costituiscono una preziosa testimonianza della presenza di specie d'uccelli in habitat naturali da tempo alterati
o scomparsi completamente.
Ad esempio, sono ben due gli esemplari di Gru (Grus grus) catturati a Rovereto, mentre oggi la sosta di questa specie è difficilmente ipotizzabilie in zona.


L'uccellagione con la "tratta", un tipo di paretaio (Volano, 15 maggio 1921)
Nella foto mancano le reti che vengono messe in autunno. 
L'alta concentrazione di uccellande era un fattore determinante per la crescita della collezione del Museo. La zona di Rovereto era ricca di tese per la cattura degli uccelli migratori ed i dintorni della città e del vicino comune di Volano sono da considerarsi posti classici per l'uccellagione con il paretaio.

 
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