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Piante esotiche sempre pi¨ invasive sulle nostre montagne a discapito delle specie autoctone. I dati floristici della Fondazione Museo Civico di Rovereto alla base di un importante studio

 22.09.2017 - 09:18 
AmbienteBotanica

Lo dice un’importante studio coordinato da Lorenzo Marini (UniversitÓ di Padova) e basato sulla ricca banca dati floristica della Fondazione Museo Civico di Rovereto, pubblicato dalla rivista internazionale Nature Climate Change

Il riscaldamento del clima e l’intervento umano sono fattori determinanti per la diffusione delle piante alloctone (di provenienza non locale) a quote sempre più elevate. È questo il risultato di un importante studio sul comportamento delle piante in ambiente alpino in rapporto al cambiamento climatico, basato sull’ingente mole di dati floristici nella banca dati della Fondazione Museo Civico di Rovereto, pubblicato sulla più autorevole rivista internazionale di questo settore delle scienze ambientali, Nature Climate Change. 

 

Si evidenzia come le piante non autoctone in vari modi introdotte sul nostro territorio stanno rispondendo ai cambiamenti climatici a una velocità fino a 4 volte maggiore rispetto alle specie autoctone, con il risultato di una specie di ‘invasione’ delle nostre montagne da parte delle piante esotiche. 

Questo trend, nel lungo periodo, potrebbe minacciare la sopravvivenza delle specie native in ambienti alpini  dagli habitat già fragili.

Fattori determinanti sono il riscaldamento del clima ma anche l’intervento dell’uomo.

Lo studio, compiuto elaborando ben 131.394 dati che sono stati alla base della Flora Illustrata del Monte Baldo, raccolti in vent’anni di ricerca sul campo (dal 1989 al 2009) dai botanici del Museo Civico di Rovereto, si focalizza  sul comportamento delle piante in ambiente alpino in rapporto al cambiamento climatico. È stato realizzato da un gruppo di ecologi coordinati da Lorenzo Marini dell'Università di Padova, capofila dello studio, e che comprende il finlandese Sami Aikio, il neozelandese Philip E. Hulme e Matteo Dainese, ricercatore italiano ora a Würzburg, e i botanici del Museo Civico di Rovereto Filippo Prosser e Alessio Bertolli

La ricerca ha dimostrato che nel periodo studiato le specie si sono spostate verso l'alto ad una velocità che risulta maggiore rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati sulla base della sola risposta al riscaldamento climatico. Ciò suggerisce che oltre al riscaldamento climatico, la flora viene favorita nei suoi spostamenti a quote maggiori anche dal sempre maggiore disturbo creato dall'uomo sul territorio.

Ancora una volta, la banca dati del museo permette uno studio di grande valenza per l’analisi, ma anche per la futura gestione del territorio. In questo caso, creando un importante  focus sulla questione, come si è detto  viene lanciato un allarme contro gli effetti del riscaldamento climatico e contro il disturbo recato dalle attività antropiche, che favoriscono l'ingresso di specie esotiche a quote sempre più elevate. Solo le zone impervie e di quota più elevata si sottraggono, per ora, a questo fenomeno globale. 

In particolare, lo studio mette in evidenza che nel periodo 1989-2009 le specie esotiche (126 quelle considerate) hanno avuto una velocità di spingersi verso l'alto circa 4 volte maggiore delle specie autoctone (1334): 27,4 metri all'anno contro 7,2 metri all'anno. Ciò viene spiegato dalla maggiore capacità di diffusione intrinseca che caratterizza le alloctone (numero maggiore di semi, ciclo di vita breve ecc.); dal fatto che le alloctone, essendo in maggioranza termofile (adattate ai climi caldi o temperati), sono in grado di rispondere più prontamente ai cambiamenti climatici; dal fatto, infine, che le alloctone sono particolarmente favorite dalle strade che costituiscono un'importante via d'ingresso verso siti adatti. In effetti, lo studio dimostra che le specie alloctone si trovano in media più vicine alle strade rispetto alle specie autoctone e che le specie vicine alle strade sono salite più velocemente di quota rispetto a quelle situate lontane da esse.

 

A quote più basse la risalita è più rapida, ma essa è stata registrata anche nelle zone più elevate del Monte Baldo. Qui le specie legate ad ambienti nivali, non avendo altri luoghi dove risalire, sono quelle maggiormente esposte all'estinzione a causa della concorrenza recata dalla risalita di specie di zone più basse.

Sull'argomento è previsto uno degli incontri dei prossimi Giovedì della Botanica alla Fondazione Museo Civico.

 
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