Palazzi aperti: i Municipi del Trentino per i Beni Culturali

Palazzi aperti: i Municipi del Trentino per i Beni Culturali

A Rovereto visite guidate a cura della Sezione storico-artistica del Museo Civico

PALAZZI APERTI
I Municipi del Trentino per i beni culturali
Rovereto 5 - 6 maggio 2007

Sabato 5 maggio 2007

PALAZZO ROSMINI

Sala degli Specchi
e Biblioteca Rosminiana - Corso Rosmini
ore 10.30 e 16.30
visite guidate (gruppi di max 25 persone)
Prenotazione obbligatoria:
Biblioteca Rosminiana Tel. 0464 431427
(ore Ufficio)
rosminiana@biblio.infotn.it

IL CORSO ANGELO BETTINI:
SEC. XVII-XXI E LO SPAZIO
ARCHITETTONICO DI ROVERETO
ore 15.00
visita guidata a cura dell'architetto Sandro Aita. Il percorso inizierà da Piazza Rosmini (loggiato Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto) e si concluderà con la visita di Palazzo Annona.
Prenotazione obbligatoria
Tel. 0464-452193
Bibliotecacivica@comune.rovereto.tn.it

Domenica 6 maggio 2007

PALAZZO DELLA CAMERA DI COMMERCIO E
DELL’INDUSTRIA DEL TRENTINO
(ora Palazzo dell’Inail)
ore 10.00
visita al Salone affrescato da Gaetano Cresseri.
Palazzo progettato nel 1904 da Ettore Gilberti, ingegnere del Comune di Rovereto e autore di
numerosi interventi urbanistici e palazzi cittadini.

ROVERETO MAGIA DELLA SETA
Dal Museo Civico al complesso Colle Masotti
Museo Civico
ore 15.00
Partendo dal Museo Civico, dove sarà brevemente illustrata la vita del baco da seta, il percorso si articola lungo le vie di Rovereto (via Tartarotti, piazza Erbe, piazza Malfatti, via dei Portici, piazza Podestà, via S. Maria) seguendo l’antica roggia grande e scoprendo come la città della Quercia sia stata uno dei centri europei più importanti per la produzione della seta. Prima di concludere il percorso con la visita al complesso Colle Masotti (via S.Maria), all’epoca sede di uno dei più importanti filatoi roveretani, è prevista una breve tappa al Municipio (Palazzo Pretorio), con la visita alla sala del consiglio.

Comune di Rovereto
Assessorato alla Cultura

Organizzazione e Info
Ufficio Cultura 0464 452253
cultura@comune.rovereto.tn.it
www.comune.rovereto.tn.it

Visite guidate ai due percorsi
a cura del Museo Civico:
Laura Franz e Antonella Rosà
Prenotazioni tel. 0464 43 90 55
museo@museocivico.rovereto.tn.it

Coordinamento Scientifico
Paola Pizzamano, sezione Arte Museo Civico

_____________________________________

Casa Rosmini - Corso Rosmini, 28
Originariamente era una residenza rustico-signorile posta fuori dalla cinta urbana, in aperta campagna, la cui prima documentazione risale all’inizio del ‘600. Casa paterna e natale di Antonio Rosmini (1797-1855), il noto filosofo roveretano, che rappresenta uno dei più grandi pensatori italiani dell’Ottocento.
L’attuale concezione architettonica è dovuta all’ingegnere Mascanzani che si attenne ad un disegno dell’architetto Ambrogio Rosmini, zio del filosofo. All’interno del palazzo è possibile visitare alcune stanze con arredi originali, tra cui la stanza natale di Antonio Rosmini, l’appartamento dello zio Ambrogio, la ricca biblioteca (circa 15.000 volumi) e l’archivio della famiglia Rosmini. La biblioteca storica, collezionata da Ambrogio e soprattutto da Antonio Rosmini, di formazione settecentesca spazia in ogni campo del sapere, dalla letteratura alla storia, alla geografia, dall’arte alla filosofia ecc. L’archivio (sec. XVI-XIX) si integra perfettamente con i depositi storici della città in quanto alcuni personaggi della famiglia Rosmini nel corso dei secoli ricoprirono varie cariche pubbliche. Integrano il patrimonio di Casa Rosmini una cospicua raccolta di stampe antiche ed una notevole quadreria, quest’ultima ammirabile nella visita alla casa, prodotte entrambe dalla passione per l’arte dell’architetto Ambrogio Rosmini. La cappella fu decorata nel 1784 dall’architetto-scenografo Filippo Maccari, con finte architetture, illusionistiche.
Foto: Giulio Malfer - Testo: Biblioteca Rosminiana

Corso Nuovo ora Corso Bettini
La realizzazione del Corso Bettini (allora Corso Nuovo) rappresentò il superamento della città a impostazione “medievale” e l’apertura alla nuova società e alle nuove esigenze preindustriali tipiche della Rovereto della seconda metà del Settecento. Il progetto di questa nuova strada fu “formato da Bernardo Tachi” retificando l’ampliamento della vecchia strada postale “ai Paganini”. L’esigenza di qualche operazione per il miglioramento del tratto suburbano dell’irregolare e scomoda strada imperiale o postale diretta a nord fu avvertita fin dagli inizi dagli inizi del Settecento, al cessare degli eventi causati dalla guerra di successione spagnola, che sfiorarono pericolosamente Rovereto (1703) e come conseguenza della generale ripresa economica che vide l’aumento del traffico veicolare e la necessità di espansione edilizia oltre i limiti secolari del “Borgo di Roveredo” (Santa Caterina).
Le istanze utilitarie vennero messe in discussione in palazzo Pretorio per la prima volta nell’assemblea del 31 agosto 1731, a seguito dell’intenzione manifestata da alcuni privati di costruire abitazioni “ai Paganini alla parte sinistra per andar à S. Roco”. L’approvazione del Consiglio fu subordinata, come di consueto, al controllo dei Provveditori in funzione del decoro pubblico, tuttavia essi furono incaricati contemporaneamente di indagare sulla convenienza di “dilatar alquanto la strada Imperiale” rapportandola alla “Piazza nova estesa avanti la Chiesa di S. Roco”. L’obiettivo raggiunse i primi risultati concreti l’anno seguente grazie all’acquisto da parte del Comune cittadino di una fascia di terra per la regolarizzazione laterale della “publica imperiale strada hora angusta, obliqua , ed incomoda a passagieri, che fuori dalle case dei paganini conduce à venerabile monastero de reverendi Padri Reformati di Sant Rocho, così dalla Giermania in Italia” (not. Turrini, 21 giugno 1732), alla quale corrispose la cortina di fabbricati a occidente nel tratto iniziale della futura arteria.
In questo modo prese avvio la vicenda operativa del Corso Nuovo Grande, prima impresa urbanistica moderna realizzata a Rovereto, che procedette per il resto del secolo tra problemi di contenimento della spesa e generali considerazioni di ordine sociale, tra esigenze di viabilità e istanze di sviluppo edilizio imposte dai tempi nuovi. Si trattò di un’operazione di grande respiro per la piccola città e affatto inusitata nel suo genere, nella quale la convenevolezza del vivere civile e l’attenzione per il pubblico decoro furono sempre esplicitate negli atti ufficiali prima di tradursi negli interventi concreti, a testimonianza di quel sentimento del ‘fare con arte’ che in passato accompagnava spontaneamente ogni manufatto.
L’effetto prodotto dalla conclusione di questa prima parte di strada, che si profilava veramente grandiosa, stimolò l’ambizione generale a realizzare nuovi palazzi residenziali fra i quali ricordiamo gli edifici realizzati dalle famiglie Piamarta, Alberti, Fedrigotti e il Magazzino del Grano ora sede della Biblioteca civica.
Testo e foto: Biblioteca Civica

Palazzo della Camera di Commercio e d’industria del Trentino
Sede INAIL – Largo Camera Commercio 2
La Camera di Commercio e d’industria fu istituita a Rovereto nel 1851, con sede presso la residenza municipale. Ripetute furono le richieste al Ministero asburgico da parte degli industriali e commercianti del Tirolo italiano di aggregarsi alle province venete, tentativi irredentisti che portarono nel 1863 allo scioglimento della Camera e alla condanna del Presidente Antonio Cofler. Nel 1867 la Camera fu riaperta, ma solamente nel 1910 si decise di dotarla di una propria sede e di avviare le pratiche. Nel 1912 venne indetto, fra gli architetti e ingegneri del distretto camerale, un concorso per la costruzione di un edificio in via Manzoni come sede per la promozione delle piccole industrie e per la mediazione del lavoro. I partecipanti furono solamente cinque. Nel 1913 la commissione composta dall’architetto Marco Martinuzzi, Casimiro Tomasi e l’ingegnere Osvaldo Candelpergher, scelsero il progetto degli ingegneri-architetti Ettore Gilberti e Virginio Grillo di Rovereto, che vi apportarono poi alcune varianti. Bandita l’asta per la costruzione dell’edificio vinta dal muratore Stefano Rossi di Rovereto, la prima pietra, contenente un bossolo di latta con una pergamena commemorativa, fu posta il 27 aprile del 1914 nell’angolo Sud-Est dell’edificio. La fornitura delle pietre e dei marmi fu affidata alla ditta Gelsomino Scanagatta di Rovereto e Lisimberti e Bellante di Trento; i serramenti alla ditta Valentino Bosin di Trento; i pavimenti alla ditta Ferdinando Wolf di Trento, i lavori in ferro a Basilio Delaiti di Rovereto, le pietre artificiali a Giovanni Brioschi di Sacco, l’installazione delle condutture d’acqua a Giuseppe Faioni di Rovereto, i lavori di pittura alla ditta Barozzi e Colognato di Rovereto, l’installazione dei caloriferi alla Società Termos di Trento e i lavori di lattonaio alla ditta Alfonso Bertolini di Rovereto, sotto la direzione dei lavori di Gilberti e Grillo. All’inizio la decorazione della sala del Consiglio non era prevista per la scarsità delle risorse. Il pittore e professore Gaetano Cresseri di Brescia, autore di numerosi affreschi in chiese e residenze pubbliche e private nel bresciano e degli affreschi nella Chiesa di S. Maria Assunta di Avio dove Gilberti aveva progettato il prolungamento del presbiterio, si propose ad un modico compenso per una decorazione a stucco con grande affresco rappresentante la Glorificazione dell’industria serica. La guerra interruppe i lavori, la Camera fu sciolta per ordine del governo austriaco e l’edificio subì i saccheggi delle truppe austriache, distrutti i mobili, gli atti, i libri e i documenti dell’archivio. Nel Trentino redento, l’attività della Camera di commercio e d’industria a Rovereto fu autorizzata nel 1919 a riprendere l’attività e anche la costruzione dell’edificio. Cresceri predispose e diresse tutta la decorazione della sala del Consiglio, affidando ai collaboratori bresciani, a Francesco Peduzzi le decorazioni a stucco, a Giuseppe Mozzoni e ad Angelo Trainini la tinteggiatura e la doratura. La sala del Consiglio conserva ancor oggi l’intera decorazione creata e diretta da Gaetano Cresceri: soffitto a cassettoni, le vetrate istoriate da Fausto Codonotti di Milano e gli affreschi lungo le pareti, dove spicca la decorazione maggiore illustrante il “solenne momento, quando abbattuto il confine, che la Natura non aveva segnato, il nostro popolo sorse inneggiando alla Patria e al suo entusiastico grido per la libertà conquistata chiamava partecipe anche l’allogena gente vicina, che, attonita non sapeva o non credeva, che le aquile di Roma sarebbero ritornate sulle vette lassù dove già da secoli avevano affermato il loro inoppugnabile diritto e dove il limite rinnovato dal valore dei figli, oggi il nome santo d’Italia consacra. All’affermazione di italica fede partecipano i patri fiumi, l’Adige e il Sarca, che, magistralmente illustrati nei quadri laterali, convogliano, come sempre, verso il mezzogiorno, con le acque loro, le aspirazioni e le speranze di questo estremo lembo di terra italiana.
Echeggia così da ogni parte l’esultanza per la vittoria: la esprimono danzando i graziosi putti, che sotto la loggia, intrecciano ghirlande; la dice, dettata dal modesto scrittore di queste righe, la scritta che rammenta: LA CAMERA DI COMMERCIO E D’INDUSTRIA DEL TRENTINO / QUESTA SUA CASA / CHE NON ANCORA FINITA / LE AUSTRIACHE TRUPPE DEVASTARONO /VOLLE / DOPO L’ITALICA VITTORIA / PIU’ RICCAMENTE ADORNA / A FAUSTO RICORDO DELLA REDENZIONE / CHE SEGNANDO ALLE ALPI / IL NATURALE CONFINE DELLA PATRIA / ASSICURA LA PACIFICA GARA DEI TRAFFICI / PER LE NOSTRE MAGGIORI FORTUNE / MCMXXIII”, tra personificazioni, allegorie e miti secondo il gusto neo-rinascimentale del primo Novecento. La sala, iniziata nel 1923, fu completata nei primi mesi del 1924, con il rivestimento ligneo e la mobilia di Giulio Rizzi di Pergine e i lampadari della ditta Cappelin-Venini di Murano. Alla sala e allo scalone centrale in marmo si accede tramite un vestibolo con colonne e parapetti decorati con festoni d’ispirazione rinascimentale, illuminato da lampadari in ferro battuto della ditta Lomazzi di Milano. Al primo piano si trovavano gli uffici, la sala delle sedute, la biblioteca, l’archivio e le cancellerie, mentre al secondo furono realizzate abitazioni. Con la speranza di vedere prosperare i traffici e le industrie, ‘come gli avi e i padri auspicarono’, ‘in sempre più copiosa messe, i frutti benefici della redenzione’, la nuova sede fu inaugurata il 27 aprile del 1924 da Sua Altezza Reale il principe ereditario Umberto di Savoia. Attualmente fino al primo piano è di proprietà e sede dell’INAIL, mentre le abitazioni nei piani superiori sono di privati.
Foto: Museo Civico, Alessandro Dardani - Testo: Museo Civico, Paola Pizzamano
Bibliografia: La Camera di Commercio e d’industria del Trentino in Rovereto, 1924
Si ringrazia per la cortese collaborazione la Direzione INAIL di Rovereto

Palazzo Colle Masotti (Larcher Fogazzaro) - via S. Maria, 95
Il Palazzo sorge in Via S. Maria, un tempo borgo di San Tomaso, dove scorre la roggia Paiari, una delle tre rogge derivate dal Leno che favorirono lo sviluppo dell’industria della seta. Faceva parte dell’azienda serica della famiglia Colle, con edifici disposti in modo razionale attorno ad un cortile: un filatoio di sei piani, eretto nel 1770 e attivo fino al 1876; una filanda a fuoco a otto camini, demolita nel 1833 per una nuova con macchina a vapore; e magazzini. Concepito come parte di un complesso aziendale e commerciale, il palazzo accoglieva al pianterreno e al piano rialzato depositi della seta e uffici; al piano nobile, l’abitazione. Presenta una bella facciata neoclassica caratterizzata da una sezione centrale aggettante composta dal portale a bugnato sovrastato da una elegante trifora con balaustra e colonne di pietra, che sorreggono un fastigio a timpano. L’androne d’ingresso è articolato da una scala centrale con balaustra decorata da sculture, che conduce ad un piano rialzato di accesso al cortile e, a sinistra, attraverso un doppio arco allo scalone. Negli ambienti del piano rialzato si conservano uno scaffale sostenuto da mensoloni di pietra e un armadio ligneo per la seta.
All’interno sono ancora visibili le belle cornici marmoree settecentesche delle porte e delle bocche di alimentazione delle stufe, stucchi, pavimenti in marmo e in legno in alcune stanze, soffitto dipinto nel salone centrale e un paesaggio con rovine attribuibile a Giovanni di Dio Galvagni.
Foto: Museo Civico, Osvaldo Maffei, Marco Nave - Testo: Museo Civico, Paola Pizzamano

Palazzo Pretorio - residenza Municipale - piazza Podestà
L’edificio - acquistato dalla Repubblica Veneta - fu ampliato e ristrutturato dal 1476 al 1479, sotto l’amministrazione del podestà Pietro Venier, con l’accorpamento di alcuni edifici attigui, per destinarlo a sede dei podestà e dei pretori. Dell’antica costruzione quattrocentesca rimangono il tipico portichetto sotto il quale scorre la Roggia Grande – dipinto sulla facciata con motivi a scacchiera e scene d’argomento biblico e allegorico –; e la Sala del Consiglio.
Rimaneggiata da Augusto Sezanne tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900, quest’ultima conserva l’antica decorazione parietale e l’imponente camino cinquecentesco con la cappa affrescata recante lo stemma del podestà Giorgio Savoni. Nel soffitto della sala fra le travature di legno – alternato ad un motivo floreale e al leone di S. Marco –, compare lo stemma, a fasce bianco-rosse, della famiglia veneziana dei Venier, che ritorna sulla facciata e sulle finestre verso il cortile. Al Settecento risale la realizzazione del portale d’accesso, sormontato da una balaustrata sorretta da due colonne; e delle decorazioni pittoriche e a stucco rocaille tuttora conservate in alcune stanze del primo piano. La Sala Cristo Re presenta una interessante decorazione settecentesca a stucco, raffigurante lo stemma cittadino della quercia coronata, illuminato dal sole e dalla luna e sottoposto ai quattro venti; agli angoli, i simboli coronati della Sapienza, della Giustizia, dell’arte della Guerra e l’allegoria della Letteratura. Ai lati, vi sono due riquadri raffiguranti rispettivamente una scena di caccia in una città con porto e una visione di campagna. In questo ambiente esisteva il primo teatro stabile di Rovereto, chiamato il “Camerone de presentati”, utilizzato fino al 1784, data di inaugurazione del Teatro Sociale (ora Riccardo Zandonai).
Anche la Sala della Sapienza, ora ufficio del sindaco, conserva una bella decorazione a stucco che racchiude nel soffitto l’affresco con la Sapienza che scaccia l’Invidia. Il camino è abbellito da una decorazione raffigurante Minerva che presenta lo stemma di Rovereto all’aquila bicipite austriaca. Nella stanza attigua è stato rinvenuto nel corso del recente restauro un affresco quattrocentesco con due figure di donna che facevano parte di un ciclo cortese. Nell’attuale Sala Giunta, un tempo cancelleria, è stata riportata alla luce la decorazione pittorica che nel Settecento ricopriva l’intera parete. Essa raffigura, a fasce sovrapposte, gli stemmi dei podestà che si sono succeduti a Rovereto nel corso dei secoli. Gli stucchi del soffitto mostrano una decorazione a stucco con una quercia e un cinghiale. Scendendo lo scalone costruito nel 1892 su progetto di Sezanne, che demolì l’antica scala, si raggiunge la Casetta “Vigilantia” – che nei secoli ha ospitato le abitazioni del cancelliere e dei birri. Attraverso una piccola porta di legno, dotata di robusti chiavistelli, si accede all’antica prigione con il soffitto a volta, che conserva numerosi graffiti incisi sulle pareti agli inizi del Seicento.
Al massiccio intervento di demolizione e ristrutturazione del Sezanne (1902) risale il loggiato verso la corte, affrescato con gli stemmi dei governi succedutisi a Rovereto. Contemporanea è la meridiana affrescata sulla parete che si affaccia sul cortiletto, contornata dai Segni dello Zodiaco. Con un richiamo al “Ponte dei Sospiri”, Sezanne ideò nel 1920 il ponte di collegamento sopra Via Bertolini, tra la residenza municipale e l’attiguo Palazzo Sbardellati. Del 1929 è il grande affresco del leone alato sulla facciata, ricordo vivissimo della dominazione veneta, che ricorre anche in altri edifici del centro storico. All’interno del palazzo sono esposte diverse opere della collezione d’arte del Museo Civico, come la stufa in terracotta verniciata con fregi dorati ed iscrizioni, ideata nel 1780 dal letterato Clementino Vannetti, posta nella sala che accoglie anche un suo paesaggio giovanile e il primo modello del suo busto ideato da Carlo Fait, per il monumento in Piazza Rosmini.
Foto: Museo Civico, Osvaldo Maffei, Marco Nave - Testo: Museo Civico, Paola Pizzamano
 
Scroll to Top