Gobekli Tepe, dalla Genesi alla storia

Gobekli Tepe, dalla Genesi alla storia

Lo hanno definito la 'Stonehenge d'Asia': il sito curdo di Gobekli Tepe, con i suoi misteriosi megaliti, sta scardinando le precedenti convinzioni di archeologi e storici. Eretto 12.000 anni fa da generazioni di cacciatori dell’etą della pietra, č oggi ritenuto dagli studiosi del team di scavo un vero e proprio 'tempio dell'Eden'.


Se ne è parlato pochissimo, rarissime le immagini diffuse. Fino a quando il giornalista inglese Sean Thomas, storico corrispondente di grandi testate (The Times, The Guardian, The Daily Mail e altri)  ha fatto visita agli scavi e ne è rimasto affascinato. Tanto da trarne ispirazione per un romanzo, 'Il segreto della Genesi' (Longanesi 2009), firmato con lo pseudonimo di Tom Knox.

Il sito di Gobekli Tepe è immerso nella Turchia più tradizionale e rurale, in territorio curdo, al confine con la Siria. Un'area remota, difficilmente raggiungibile. Eppure, quella collinetta artificiale delimitata da muri a secco potrebbe rappresentare un punto di svolta della storia umana: più precisamente, il luogo in cui l'uomo scelse di diventare stanziale, di riunirsi in comunità, di trasformarsi da cacciatore in agricoltore. 

Prima di tutto, i dati: il sito di Gobekli Tepe ('montagna dell'ombelico' in Turco) custodisce il più antico santuario monumentale megalitico che sia mai stato riportato in luce, un luogo di culto eretto presumibilmente tra la fine del Mesolitico e il primo Neolitico da generazioni di uomini dell'età della pietra.  

L'area venne segnalata una prima volta per l'abbondante presenza di frammenti di selce nel 1963 da un team di studiosi turco-statunitense che non effettuò però ulteriori ricerche.

Fu un pastore del luogo (in foto, a sx) a notare nell'estate del 1994 alcune pietre anomale sporgenti dal suolo.  Quel pastore solitario, scrive Sean Thomas (alias Tom Knox), "aveva compiuto la più grande scoperta archeologica degli ultimi 50 anni. Per alcuni, la più grande scoperta archeologica di sempre: un sito che ha rivoluzionato il nostro modo di guardare la storia umana, l'origine della religione  e, forse, anche la verità sul giardino di Eden".

Gli scavi presero il via nel 1995 sotto la direzione di Klaus Schmidt, a cura del museo di Sanliurfa e dell'Istituto archeologico germanico di Istanbul. Ad occuparsene attualmente sono le università di Heidelberg e di Karlsruhe, che ne hanno ricevuto l'incarico nel 2006. 

"Ero estremamente incuriosito. - testimonia Klaus Schmidt al reporter britannico - Questo sito aveva già un significato emotivo importantissimo per gli abitanti del posto. Il gelso solitario in cima alla collina è considerato sacro. Sentivo che c'era qualcosa di importante qui… Mi bastò meno di un minuto per capire che se non me ne andavo immediatamente sarei rimasto per il resto della mia vita".

Schmidt (in foto, a dx) rimase, e si mise immediatamente all'opera. I riscontri alle ricerche dell'equipe di scavo furono del resto da subito eclatanti. Registra ancora Sean Thomas: "Quelle strane pietre, piatte e oblunghe, risultarono essere la parte superiore di megaliti possenti color ocra, a forma di T, che ora spuntano bruscamente dal terreno riarso.  Immaginate versioni più snelle e scolpite delle pietre di Stonehenge o Avebury. Per la maggior parte, riportano strani e raffinati bassorilievi, raffiguranti soprattutto animali, uccelli in particolare, cinghiali e anatre, scene di caccia e selvaggina. Sinuosi serpenti sono un altro motivo ricorrente. Alcuni dei megaliti mostrano gamberi o leoni. Le pietre in sé sembrano rappresentare figure umane: alcune hanno braccia stilizzate lungo i fianchi". Per Schmidt, dovevano probabilmente rappresentare i singoli partecipanti a solenni assemblee, cerimonie o rituali di gruppo.

Ad oggi sono 45 gli enormi megaliti calcarei riportati alla luce, ciascuno del peso di oltre 10 tonnellate. Sean Thomas così li descrive: "Sono disposti in cerchi di diametro da cinque a dieci metri. Attorno ai cerchi ci sono panchine scavate nella roccia, piccole nicchie e muri fatti di mattoni di fango essiccato. I megaliti sono alti da uno a quattro metri. Tutto lascia supporre che ce ne siano molti di più ancora da scoprire. E in effetti, le perlustrazioni geomagnetiche delle colline artificiali di Gobekli Tepe hanno rilevato che ci sono almeno altre 250 pietre da riportare alla luce".

A parere di Schmidt, Gobekli Tepe rappresentò al contempo un luogo sacro per culti di tipo sciamanico simili a quelli diffusi in Mesopotamia, un tempio in cui celebrare la vita dei cacciatori e la caccia in se stessa (come testimonierebbero bassorilievi e iscrizioni) e un sito funerario. L'archeologo ritiene che i cacciatori dell'antichità vi portassero i corpi dei defunti e li deponessero in nicchie aperte vicino alle pietre, lasciandoli agli animali selvaggi. A supportare questa tesi, i molteplici ritrovamenti di ossa umane.

E' a questo punto che il reportage di Sean Thomas entra nel vivo: "Se Gobekli Tepe fosse semplicemente questo, - scrive infatti il cronista -  sarebbe già straordinario: una Stonehenge turca, una Karnak curda. Ma c'è di più.

Gobekli Tepe è incredibilmente antico. La datazione al carbonio dei materiali organici rimasti appiccicati ai megaliti dimostrano che il complesso di pietre risale a 12.000 anni fa. Vale a dire che è stato costruito attorno al 9-10.000 avanti Cristo. Per fare un paragone, Stonehenge è stato costruito attorno al 2.000 avanti Cristo. Prima della scoperta e della datazione di Gobekli Tepe, il complesso megalitico più antico era ritenuto essere quello di Malta, che risale al 3.500 avanti Cristo.

Perciò, Gobekli Tepe è il più antico sito megalitico del mondo, e di gran lunga anche. Gobekli Tepe è così stupefacentemene vecchio che addirittura precede la stanzialità degli uomini. Risale all'età pre-ceramica. Gobekli Tepe ci narra una parte della storia dell'umanità che è a inimmaginabile distanza dalla nostra, quando ancora eravamo cacciatori-raccoglitori. Prima dell'agricoltura.

Questa rivelazione - prosegue Thomas - è letteralmente rivoluzionaria. Fino a oggi si credeva che l'agricoltura avesse necessariamente preceduto la civilizzazione, che la complessità dell'arte, della società e dell'architettura dipendesse inevitabilmente da una fornitura di cibo costante e regolare quale quella garantita dall'agricoltura. Gobekli Tepe invece dimostra che la 'civiltà'dei cacciatori-raccoglitori, in questa regione della Turchia, era molto più avanzata di quanto si ritenesse. Ma come hanno fatto dei cavernicoli a costruire qualcosa di così ambizioso? Klaus Schmidt ipotizza che i gruppi di cacciatori si siano riuniti periodicamente in questo luogo, attraverso le innumerevoli decadi che ne hanno vista la costruzione. Durante i mesi in cui lavoravano al tempio, probabilmente i cacciatori vivevano in tende fatte di pelli animali, cacciando la fauna locale per mantenersi. Le tantissime punte di freccia ritrovate attorno a Gobekli supportano la tesi, così come corroborano la datazione del sito".

E appunto su tali queste basi gli studiosi arrivano ad affermare che ‘Gobekli Tepe è un vero e proprio tempio dell'Eden':  "La storia dell'Eden, nella Genesi, può essere infatti interpretata come il ricordo di un'umanità innocente, di un passato di cacciatori-raccoglitori che potevano nutrirsi con la raccolta, la caccia e la pesca, per trascorrere il resto del tempo in attività di piacere. - spiega Sean Thomas -  Poi l'uomo ‘precipitò' in una vita più dura, con la produzione agricola, con la fatica incessante e quotidiana. E sappiamo dalle testimonianze archeologiche che la primitiva agricoltura è stata dura, rispetto alla relativa indolenza della caccia. Quando avvenne la transizione dalla caccia e dalla raccolta all'agricoltura stanziale, gli scheletri mutarono - per un certo tempo crebbero più piccoli e meno sani, perché il corpo umano si doveva adattare a una dieta più povera di proteine e ad uno stile di vita più faticoso. Allo stesso modo, gli animali da poco addomesticati diventano più piccoli di taglia.
Ciò solleva la questione: perché allora l'agricoltura fu adottata da tutti? Molte teorie sono state proposte - a partire dalle concorrenze tribali, la pressione della popolazione, l'estinzione di specie animali selvatiche. Ma Schmidt  - come altri ricercatori, uno per tutti, lo studioso di preistoria Jacques Cauvin - ritiene che il tempio di Gobekli riveli un'altra possibile causa: 'Per costruire un complesso come questo, i cacciatori devono essersi riuniti in un gran numero. E dopo aver terminato la costruzione, probabilmente si riunivano ancora qui per le cerimonie e per i riti funebri. Ma presto scoprirono che non si potevano nutrire così tante persone con la sola caccia e raccolta. Ecco perché ritengo che abbiano cominciato a coltivare le colline. Il farro, il precursore del frumento coltivato, cresce spontaneamente e abbondantemente qui. Quindi, l'hanno addomesticato'."

L'idea che il racconto dell'Eden nella Bibbia sia un'allegoria che si riferisce alla transizione da cacciatori e raccoglitori ad agricoltori non è nuova. Lo stesso Sean Thomas/Tom Knox lo sottolinea: "Molti scrittori e pensatori - come Hugh Brody - hanno studiato quest'ipotesi in passato. Ciò che c'è di nuovo è la straordinaria quantità di dati che puntano verso Gobekli Tepe come luogo d'origine di questa allegoria.
Alcuni ritrovamenti in scavi vicini indicano che l'agricoltura eurasiatica è nata proprio qui, in queste pianure dell'Anatolia . Il primo allevamento di suini addomesticati del mondo è stato rinvenuto a novanta chilometri di distanza da Gobekli, a Cayonu. Anche ovini, bovini e caprini sono stati addomesticati per la prima volta nella Turchia orientale. Allo stesso modo, tutte le specie di frumento esistenti oggi sembrano discendere proprio dal farro, coltivato per la prima volta su queste colline.
Ancora: nel Libro della Genesi, è indicato che l'Eden è a ovest dell'Assiria. Gobekli si trova in tale posizione. Allo stesso modo, il biblico Eden è attraversato da quattro fiumi, tra cui il Tigri e l'Eufrate. E Gobekli si trova tra due di questi. Non a caso, nelle sue prossimità si collocano anche la città di Sanliurfa (probabilmente l'antica Ur) e  villaggi citati da antichi miti o da racconti biblici, come quello di Harran dove sarebbe vissuto Abramo. In antichi testi assiri, poi, si trova menzione di un ‘Beth Eden' - una casa di Eden. Questo piccolo regno era a 50 miglia da Gobekli Tepe. Un altro libro dell'Antico Testamento parla dei ‘bambini di Eden, che erano in Thelasar', una città nel nord della Siria, vicino a Gobekli. La stessa parola ‘Eden' deriva dal sumerico e significa ‘pianura'; Gobekli si trova nella pianura di Harran".

A questo punto una domanda sorge però spontanea: "Che cos'è successo dunque al paesaggio? - si chiede il reporter britannico - Come può essere così desertica e arida oggi una zona che un tempo era tanto fertile e rigogliosa? Come le incisioni sulle pietre mostrano - e come resti archeologici rivelano - questa era una volta una ricca regione pastorale. C'erano mandrie di selvaggina, fiumi ricchi di pesce, e stormi d'uccelli; verdi prati, boschi e frutteti selvatici. Circa 10000 anni fa, il deserto curdo era un ‘luogo paradisiaco', come dice Schmidt. Quindi, che cosa ha distrutto l'ambiente? La risposta è: l'uomo.
Le prove archeologiche dimostrano che proprio attorno all'8.000 avanti Cristo il panorama locale ha iniziato a cambiare. Quando abbiamo iniziato l'agricoltura, abbiamo cambiato il paesaggio e il clima. Quando gli alberi sono stati tagliati, il suolo è stato dilavato via. Ciò che era una volta una piacevole oasi è diventata una terra di stress, fatica e rendimenti decrescenti. E così, il paradiso era perduto. Adamo il cacciatore è stato costretto ad allontanarsi dal suo glorioso Eden, come dice la Bibbia".

Il collegamento è dunque compiuto. "Un paradiso perduto, condizioni di vita idilliache e irrecuperabili, un terribile 'peccato originario', perfino un albero solitario. - ricapitola Thomas -  E ancora, la storia e la topografia del luogo, le prove di domesticazione primigenia nei dintorni, i dati provenienti dal sito archeologico stesso. Può veramente esserci un legame fra Gobekli Tepe e il racconto del Giardino dell'Eden?  Gobekli Tepe è davvero il 'tempio del giardino dell'Eden'?
Messa in un altro modo… La storia del paradiso perduto è una sorta di memoria collettiva, un'allegoria che ci racconta del nostro glorioso passato di cacciatori e raccoglitori in questa regione un tempo fertile dell'Anatolia, prima che la nostra stessa attività ci confinasse in un mondo ben più duro e difficile. Gobekli Tepe celebra e ricorda il tempo dell'abbondanza, quando avevamo agio sufficiente a imparare le arti e a praticare una religione complessa, anche se non sapevamo nemmeno fabbricare un vaso. E poi, la caduta: l'agricoltura. Come dice Dio ad Adamo, "Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita."
Certo, queste sono pure speculazioni e anche discutibili. Ciò che è al di là di ogni dubbio è che Gobekli Tepe è una delle più importanti scoperte archeologiche del dopoguerra. Ogni giorno viene ritrovato qualcosa di nuovo, qualcosa mai visto prima, qualcosa di meraviglioso". (...) 

Ma la corrispondenza di Sean Thomas si chiude con un'ultima, sorprendente notizia comunicatagli dal direttore degli scavi Schmidt: 'La cosa incomprensibile è che, sempre attorno all'8.000 avanti Cristo, durante il passaggio all'agricoltura, Gobekli Tepe fu sepolto. Deliberatamente sepolto, intendo dire: non da una frana. Per qualche ragione, i cacciatori, gli ex cacciatori, decisero di seppellire tutto il tempio. La terra che adesso stiamo rimuovendo dalle pietre è stata portata qua dagli uomini: queste colline sono artificiali'.
Perché? Nessuno lo sa. Forse fu una sorta di penitenza. (...). Qualunque sia la risposta, - conclude Sean Thomas - i parallelismi con la nostra epoca sono notevoli. Quando contempliamo una nuova era di turbolenza ecologica, pensiamo che forse le silenziose, buie, pietre vecchie di 12000 anni a Tepe Gobekli stanno cercando di parlare con noi, per metterci in guardia, perché stanno proprio dove abbiamo distrutto il primo Eden".


a cura di Cristiana Martinelli
redazione web
Museo Civico di Rovereto

 



Fonti : Sean Thomas/Tom Knox, Gobekli Tepe: paradise regained? (reportage pubblicato sul Fortean Times) e Il segreto della Genesi (Longanesi 2009); web 

Per approfondire: datazione e caratteristiche proprie del sito di Gobekli Tepe lo rendono ad oggi unico al mondo; per saperne di più sulla vita e sulle espressioni artistiche e culturali nel Neolitico, tuttavia, su Sperimentarea.tv   - e sul suo canale tematico Archeologiaviva.tv - sono disponibili per la libera visione i seguenti film:

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