Zanzara tigre: ognuno è responsabile

Zanzara tigre: ognuno è responsabile

Anche i cittadini hanno accesso ai dati sul progresso dell’infestazione. Gli accorgimenti per evitare la proliferazione del fenomeno.

Pubblicato il: 14-06-2017

È ripresa da poco più di un mese l'attività di monitoraggio - quella, massiva, che copre il semestre più mite ricompreso tra maggio e ottobre - ma già un dato emerge con urgenza: l'infestazione è in aumento. Con l'avvento di temperature e condizioni atmosferiche pienamente estive, anche in Vallagarina la zanzara tigre è tornata in piena attività.
A dirlo è il team di esperti che alla Fondazione Museo Civico lavora al fenomeno fin dalla prima attestazione in loco, vent'anni fa, nella periferia meridionale di Rovereto. E che da allora ogni anno affronta il principio della bella stagione un po' come se ingaggiasse una nuova battaglia.
Le caratteristiche dell'avversario sono oramai note: l'identikit di Aedes albopictus (questo il nome scientifico dell’insetto) è stato tracciato, come pure le sue abitudini. Si sa che si tratta di una specie molto aggressiva, vorace e prolifica, dotata di rare capacità di adattamento; si sa che riposa di notte per muoversi, a caccia di cibo, nelle ore diurne; si sa che è stata in grado di coprire enormi distanze (in origine, è arrivata in Europa dal Sudest asiatico) anche se in volo non può che percorrere poche decine di metri.
Purtroppo, si sa altrettanto bene che annientarla definitivamente sarà impossibile, ma si lavora su più fronti per monitorare e prevenire il fenomeno, con l’obiettivo ultimo di arginarlo affinché resti sotto la soglia della sopportazione. E non soltanto perché si tratta di un caso fastidioso, ma anche perché, sebbene alle nostre latitudini sia decisamente più ridotto che altrove, il rischio sanitario c'è: non troppi anni fa, a causa sua, nella provincia di Ravenna si diffuse un’epidemia di Chikungunya.
Insieme alla conoscenza della specie e del suo comportamento, nel tempo si sono andate affinando le strategie, e le tecnologie, per la gestione del fenomeno.
A partire dal suo monitoraggio. La Fondazione coordina la distribuzione delle ovitrappole sul territorio: si tratta di contenitori pensati per simulare un ristagno, potenzialmente appetibili per la zanzara che cerchi un luogo per deporre le uova. È importante che ve ne siano in molti e diversi luoghi (nel 2017 sono oltre 250, il più alto numero dall’avvio delle attività), per garantire una rete di controllo adeguata a un’osservazione completa ed esaustiva delle attestazioni. Ogni settimana, a partire dal mese di maggio, il personale incaricato della manutenzione delle trappole sostituisce le astine che vi sono immerse, consegnando il materiale prelevato ai ricercatori della Fondazione, che provvedono all’esame al microscopio, alla registrazione del numero di uova di volta in volta presenti, all’aggiornamento delle banche dati e ancora prima all'invio del report sintetico ai referenti comunali che ritrovano le indicazioni operative utili da attuare rapidamente. Non solo.
Dal 2011 la Fondazione Museo Civico ha anche realizzato una piattaforma dedicata - zanzara.fondazionemcr.it - che consente a chiunque lo desideri di visualizzare la progressione dell'infestazione e il suo stato attuale. In particolare, il progetto Ovitrappole per zanzara tigre su piattaforma WebGIS (curato quest’anno dalla trentina Trilogis) rappresentato in mappa per evidenziare la distribuzione delle trappole sul territorio di riferimento e il grado di infestazione: se la percentuale della positività è molto bassa, l'ovitrappola viene indicata da un'icona a sfondo verde; all'aumentare della percentuale l'indicatore vira al giallo e all'arancione; da ultimo al rosso, quando l'infestazione è massima. La piattaforma è costantemente aggiornata dall'equipe del Museo Civico con i dati raccolti (anche attraverso la App SOS Zanzara Tigre): un lavoro mastodontico, che fa della Fondazione di Rovereto – con i giovani operatori coinvolti, gli operai comunali e quelli del SOVA -  un attore irrinunciabile nel network di istituzioni attive sul suolo provinciale: a partire da quest’anno e per la prima volta, infatti, i soggetti attivi sul territorio nello studio e nel contrasto del fenomeno mettono a sistema i propri sforzi. Il Museo Civico, che anche per il 2017 coordina dal punto di vista scientifico e tecnico il monitoraggio dei comuni di Aldeno, Ala, Avio, Besenello, Calliano, Isera, Mori, Rovereto, Villa Lagarina e Volano, è nel tavolo di lavoro provinciale coordinato dalla Fondazione Edmund Mach, alla quale è affidata la regia del progetto di controllo delle zanzare invasive in Trentino.
Proprio l’attività di monitoraggio di queste settimane porta in evidenza una criticità troppe volte riscontrata anche in passato: molti dei picchi dell’infestazione attuale riguardano zone private. Un vaso dimenticato, un bidone scoperchiato, un accumulo accidentale di acqua piovana, sono il luogo ideale per lo sviluppo di un focolaio: ecco che la cautela del singolo cittadino diviene determinante per la prevenzione del fenomeno. La Fondazione e le amministrazioni hanno disposto una serie di strumenti e di occasioni per garantire un’informazione capillare della comunità: oltre alle conferenze, alle affissioni pubbliche e ai pieghevoli, distribuiti nelle scuole e presso le associazioni, si sta organizzando anche un’attività di porta a porta o comunque di informazione capillare, nel corso della quale alle famiglie sarà somministrato un breve questionario destinato a fornire indicazioni pratiche oltre a determinare il grado di consapevolezza dei cittadini. Che sono anche invitati a occuparsi dei trattamenti antilarvali per le raccolte di acqua stagnante delle loro proprietà, mentre il trattamento periodico degli spazi pubblici è, come di consueto, appannaggio delle municipalità.

 
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