Nuovi reperti in mostra

Nuovi reperti in mostra

Barbara Maurina illustra qui le recenti integrazioni archeologiche all’esposizione permanente della Fondazione.

Pubblicato il: 27-06-2018

Nel corso del 2017 alcune importanti integrazioni di carattere archeologico sono state apportate all’esposizione museale permanente della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

 

L’epigrafe dei DomiziiIn particolare, la sezione dedicata alla “Romanità” si è arricchita di due importanti reperti epigrafici: la stele funeraria dei Domizi e l’ara sacra di Cusonia Marcella. Mentre quest’ultima è un rinvenimento settecentesco da anni in attesa di un’adeguata collocazione, la prima costituisce una recente scoperta che si è potuta mantenere presso il sito di rinvenimento grazie a un accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento. Nel 2014, infatti, durante i lavori di carattere edilizio condotti nell’area dell’Ex Manifattura Tabacchi di Rovereto, fu messa in luce una lastra di calcare ammonitivo, spezzata, recante un’epigrafe latina; i due frammenti costituivano il riempimento di una buca di scarico di epoca moderna, fatto per cui è impossibile risalire al luogo di origine del reperto. Tuttavia, trattandosi di un’epigrafe funeraria, è probabile la sua provenienza da un’area cimiteriale situata nei paraggi; a Borgo Sacco, d’altra parte, l'esistenza di una necropoli di epoca romana in località Dosso Alto, poco lontano dalla Ex Manifattura, è nota fin dagli anni ’70 del secolo scorso. Il segnacolo, una stele centinata dotata di acroteri laterali e completata inferiormente da un peduncolo rettangolare per il fissaggio a terra, appartiene a una tipologia comune in ambito sepolcrale nella prima e media età imperiale romana. L’iscrizione latina recita: “L(ucio) Domitio / Proculo et Do/mitiae Festae / Montanius / [–] / parentibus”, da tradurre così: “(Domizio) Montanio (pose il monumento per i suoi) genitori Lucio Domizio Proculo e Domizia Festa”. Il soggetto è Domizio Montanio, un membro della gens Domitia, attestata in Trentino da altre due iscrizioni romane (una rinvenuta a Trento e l’altra a Riva del Garda), il quale ha realizzato un monumento funebre per i suoi genitori.

Di carattere sacro è invece l’ara in pietra calcarea di Cusonia Marcella, rinvenuta in una località ignota di Rovereto da Francesco Giuseppe Rosmini verso la metà del XVIII secolo. Il monumento, che ha base modanata e manca della parte superiore, è a forma di ara o altare, un tipo di segnacolo molto comune in epoca romana sia in ambito funerario che in ambito sacro, dove veniva impiegato per manifestare riconoscenza e devozione agli dei. Sulla faccia anteriore è incisa un’epigrafe lacunosa, databile al II-III secolo d.C.: “Cusonia M(arci) f(ilia) / Marcella / Clodia Q(uinti) f(ilia) / Severa” (“Cusonia Marcella figlia di Marco e Clodia Severa figlia di Quinto”). Il testo conserva soltanto i nomi delle due probabili dedicanti (Cusonia Marcella e Clodia Severa), che presentano gentilizi diversi, ovverosia Cusonius, frequente in tutta la X Regio, e Clodius, non raro in Trentino e attestato soprattutto a Verona. Rimane ignoto il nome della divinità cui il manufatto fu dedicato; è probabile che esso comparisse nella parte superiore dell’iscrizione, andata perduta.

 

Nell’attigua sezione dedicata all’Alto medioevo, si è proceduto all’allestimento di due nuove vetrine, corredate di pannelli e didascalie, dedicate all’insediamento fortificato tardo antico/altomedievale Fig. 2 Le vetrine dedicate agli scavi di Sant’Andreamesso in luce nell’isola di sant’Andrea nella Riserva Naturale Provinciale “Lago di Loppio”, a circa 7 km a nord-est del Lago di Garda, dove la Sezione Archeologica della Fondazione Museo Civico di Rovereto conduce ricerche archeologiche fin dagli anni ’90 del secolo scorso. Gli scavi, avviati nel 1998, hanno portato al rinvenimento di un castrum di V-VII secolo  con resti di edifici lungo il versante nordest e presso il margine sud dell'isola (Settori A, B, E), oltre a tratti dell’originaria cortina muraria che cingeva l’insediamento sui fianchi nordest e ovest. Nell’area sommitale (Settori C e C1) le indagini si sono concentrate sui ruderi della chiesa romanica di S. Andrea, posteriore rispetto all’abitato (XII-XVI secolo), e su un edificio adiacente di epoca bassomedievale. Il castrum, costruito probabilmente nella seconda metà o alla fine del V secolo, ebbe almeno due fasi insediative (“bizantina”: V-VI secolo; “longobarda”: VI-VII secolo) e fu abbandonato alla fine del VII o all’inizio dell’VIII secolo. Dai depositi stratigrafici provengono centinaia di reperti mobili riconducibili ad attività domestiche, artigianali e agropastorali, di cui la due vetrine recentemente allestite presentano una significativa selezione. Particolarmente interessanti i manufatti pertinenti all'armamento e all'abbigliamento dei soldati: essi rivelano la funzione militare dell’insediamento, collocato in una posizione altamente strategica lungo la via di collegamento fra la Valle dell'Adige e l’area benacense. Il rinvenimento di oggetti pertinenti alla sfera femminile e di una sepoltura infantile in anfora indicano che i militari avevano con sé le proprie famiglie. La nuova sezione espositiva è da considerare complementare alla visita dell’area archeologica, resa fruibile al pubblico grazie a interventi recenti: nel 2011 la Soprintendenza provinciale ha infatti finanziato e coordinato un progetto di consolidamento e restauro delle strutture rinvenute, a cui hanno fatto seguito il ripristino e la messa in sicurezza del sito da parte del Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione ambientale; nel 2012-2013, infine, la Fondazione Museo Civico di Rovereto ha curato un’apposta installazione pannellistica, grazie alla quale il chi è interessato può visitare l’area archeologica in piena autonomia.

 

Didascalie:

Fig. 1 L’epigrafe dei Domizii

Fig. 2 Le vetrine dedicate agli scavi di Sant’Andrea

 

 
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