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Il Museo Civico di Rovereto riporta in luce i titanosauri del Rio Negro

Centinaia di scheletri di titanosauri morti 82 milioni di anni fa, probabilmente a causa di una alluvione dell'arcaico Rio Negro, e riportati ora luce in un'arida zona della Patagonia settentrionale: č la scoperta presentata al mondo nell'ambito del festival primaverile delle scienze 'Discovery on film' dal Museo Civico di Rovereto e dai musei consociati della rete Pangea. Protagonisti in prima persona del clamoroso rinvenimento, assieme ad alcuni colleghi paleontologi e ricercatori, lo stesso direttore del Museo Civico Franco Finotti con altri membri dello staff museale roveretano. E per il notiziario on line, ecco ora la relazione tecnica della missione stesa direttamente dai protagonisti delle ricerche.


La rete Pangea

Il Museo Civico di Rovereto (TN), il Museo Geopaleontologico del Castello di Lerici (SP), il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa, il Museo dei Fossili e delle Ambre di S.Valentino Citeriore (PE) hanno dato vita ad una cooperazione 'di sistema', ad un programma con attività di ricerca e didattica, che mette in comune le differenti risorse umane, tecniche, finanziarie e il patrimonio di scienza ed esperienza che i Musei possiedono, per costruire fra i differenti territori una relazione stabile e coordinata ma anche diffusa, che traduca concretamente quella che l'Europa chiama "politiche di coesione". La rete mette a sistema le specificità, le risorse museali di conoscenza, intelligenza, esperienza e finanziarie che ciascun Museo possiede, permettendo così di rapportarsi anche con grandi Musei di livello internazionale. Presentarsi come rete al Museo Argentino di Scienze Naturali "Bernardino Rivadavia" di Buenos Aires, uno dei più importanti musei dell'America Latina, ha permesso di sviluppare un forte interesse reciproco che ha portato a siglare accordi di cooperazione scientifica e museale di grande valore sia per l'Italia che per l'Argentina. Inoltre, grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, è stato possibile inserire e valorizzare il patrimonio paleontologico roveretano con il suo sito di orme di dinosauri dei Lavini di Marco in un contesto di ricerca e di divulgazione di levatura internazionale.


Missione di ricerca paleontologica e geofisica in Patagonia: marzo 2006


Obiettivi

La campagna di ricerca condotta dalla rete  Pangea nella provincia del Rio Negro nel marzo 2006 si prefiggeva due obiettivi principali. Il primo era quello di verificare le potenzialità paleontologiche del giacimento ubicato in località El Cuy  (General Roca, Patagonia settentrionale) già individuato nel corso di una missione speditiva  condotta nel marzo 2005  e di recuperare reperti  ossei dinosauriani utili per lo svolgimento di alcune attività didattiche presso i laboratori della rete museale italiana e per integrare  le attività sperimentali presso il salone del prossimo  Festival della Scienza di Genova.
Il secondo si prefiggeva di sperimentare nuove tecnologie geofisiche, informatiche e robotiche al servizio delle scienze paleontologiche in una logica di una più ampia collaborazione di conoscenza ambientale del territorio indagato che possa concretizzarsi anche con la costituzione di una stazione scientifica italo-argentina presso il nascente museo di Scienze Naturali di General Roca.


Risultati

Le ricerche condotte su tutta l'area fossilifera  hanno portato alla individuazione di un livello dello spessore di 1,5-2 m di arenarie argillose grigie  estremamente ricco in resti scheletrici, ubicato sul fianco di una meseta. Sono stati operati 4 saggi in punti diversi dell'affioramento che hanno portato alla scoperta di altrettanti scheletri di titanosauri più o meno completi. Lo stato di conservazione delle ossa è ottimo e lungo il livello  sono stati individuati  diversi reperti in affioramento che indicano la presenza di numerosi scheletri di dinosauri. La maggior parte delle ossa rinvenute appartengono a individui vari di Titanosauri adulti, sauropodi erbivori molto diffusi nel Cretaceo delle aree australi.
La ricerca geofisica è riuscita a caratterizzare il livello fossilifero sia utilizzando la tomografia elettrica che nuove tecnologie di sismica passiva che rilevano le frequenze di risonanza degli strati sedimentari. Sono state eseguite 93 curve HVSR (Horizontal to Vertical spectral ratio) e si sono pure effettuate fotografie da bassa quota degli affioranti geologici ponendo le basi per nuove ricerche volte alla completa ricostruzione ambientale del territorio.
Nel periodo della campagna la rete Pangea, il governo del Rio Negro e il Museo di Scienze Naturali di Buenos Aires hanno firmato uno specifico protocollo che sancisce la nascita di una stazione scientifica di scienze naturali con particolare attenzione alla paleontologia, dove sarà possibile sviluppare e sperimentare anche nuove tecnologie informatiche e robotiche applicate non solo alle scienze paleontologiche, ma anche alle scienze naturali, agrarie e all'astronomia; sviluppando proposte legate al turismo culturale - dirette sia all'ambiente accademico che al grande pubblico - e agli scambi internazionali tra Italia e Argentina.


Biodiversità

Ad un attento esame l'area investigata si è rilevata di grande interesse non solo per la quantità di scheletri di titanosauri ma anche per la discreta diversità tassonomica riscontrata.
Dall'esame preliminare del materiale scheletrico non si esclude la possibilità che si tratti di una nuova specie di titanosauro. La grande quantità di reperti e la loro appartenenza a stadi di crescita diversi (cuccioli, giovani, adulti) permetterebbe anche di formulare interessanti ipotesi  sulla variabilità morfologica della specie e su alcuni aspetti comportamentali.
Ad incrementare la valenza scientifica di questo sito è stata anche la scoperta di alcune ossa attribuibili ad un Abelisauride, un dinosauro bipede predatore teropode. Gli abelisauridi costituiscono un gruppo di predatore assai comuni nelle aree australi ed erano probabilmente i maggiori antagonisti dei titanosauri.
La buona conservazione delle ossa all'interno del corpo sedimentario, la grande quantità di scheletri stimata ed ancora  inclusa nel livello fossilifero , la scoperta accanto agli scheletri di titanosauri  di resti di  un predatore teropode, di placche di tartarughe e di denti di pesci qualificano questo sito  paleontologico come uno dei più importanti della Patagonia settentrionale.


Età

Il sito è di età Campaniana (Cretaceo superiore) ed al livello fossilifero è stata attribuita una età radiometrica di 82 milioni di anni.


Ambiente di fossilizzazione e cause della morte

I reperti di titanosauri scoperti in situ nel corso della spedizione sono tutti contenuti in un livello di sabbie argillose grigie dello spessore di 1,5-2 m. L'antico ambiente di vita era rappresentato da un sistema deltizio variamente interessato da corpi idrici come dimostrano i sedimenti sabbiosi-argillosi che li contengono. Resti sparsi nell'area  di scavo di tronchi fossilizzati  fanno ipotizzare anche la presenza di una certa copertura vegetale.
Lo strato fossilifero poggia su di un livello di sabbie arenarie rosse che indicano un ambiente di tipo continentale. Chiude la serie stratigrafica un altro livello di arenarie rosse che testimonia il ritorno a condizione più aride, dopo la fase più paludosa.
La forte concentrazione di resti scheletrici di titanosauri nel livello grigio può essere interpretata come il risultato di un evento  catastrofico dovuto forse ad un improvviso allagamento del bacino.
Inoltre la presenza di resti scheletrici  di titanosauri attribuibili a stadi diversi di crescita  (cuccioli, giovani e adulti)  documenta  una vita sociale dei dinosauri molto complessa,  ben nota nei branchi di  mammiferi erbivori ma mai chiaramente dimostrata per i dinosauri.

 

Per informazioni:

Museo Civico di Rovereto
B.go Santa Caterina, 41
38068 Rovereto (TN)
T  0464 452800
F 0464 439487
www.museocivico.rovereto.tn.it
museo@museocivico.rovereto.tn.it
 



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