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Isola di Sant'Andrea: il sito apre alle visite

  • Sabato 20 luglio 2013 viene ufficialmente inaugurato il percorso di visita all'area archeologica dell'Isola di Sant'Andrea, nell'alveo del Lago di Loppio, oggi importante riserva naturale provinciale.


 

Sabato 20 luglio 2013 verrà ufficialmente aperta al pubblico l’area archeologica dell’isola di Sant’Andrea nell’alveo del Lago di Loppio, oggi importante riserva naturale provinciale. Nel 1956, infatti, i lavori per la costruzione della galleria sotterranea Adige-Garda resero necessario il prosciugamento artificiale del lago, che in breve si trasformò in una palude che oggi ospita un ricco e articolato mosaico ambientale. I resti di antiche strutture presenti nel sito, messi in luce dalla sezione archeologica del Museo Civico di Rovereto a partire dal 1998, nel 2011 sono stati sottoposti a un intervento di consolidamento e restauro coordinato dalla Soprintendenza per i Beni Librari Archivistici e Archeologici della Provincia Autonoma di Trento; a questo, nel 2012 è seguito un progetto di ripristino, riqualificazione ambientale e messa in sicurezza, effettuato dal Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione ambientale, che ha anche curato, con il significativo contributo del Museo Civico di Rovereto, la realizzazione di un’installazione pannellistica sul posto. I pannelli contengono una serie di informazioni di base relative al sito e sono dotati di un QR-code che rimanda a un insieme di contenuti più articolati all’interno del sito internet della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Il museo metterà inoltre a disposizione i propri esperti per i gruppi che vorranno visitare l’area archeologica.
 
Quindici secoli fa l’isola di Sant’Andrea fu la sede fortificata di un contingente di soldati posto a presidio del lago e dell’importante via che nell’antichità, come ancora oggi, collegava la Valle dell’Adige meridionale al Lago di Garda settentrionale. Le indagini archeologiche, a tutt’oggi in corso, hanno portato alla scoperta di una serie di strutture facenti parte di un castrum che verosimilmente occupava, per un’estensione di circa 6400 mq, tutta la parte sommitale dell’isola.
I resti messi in luce lungo il versante nordest (Settore A) e presso il margine sud dell'isola (Settore B) appartengono a edifici abitativi che presentano un’articolata successione di fasi edilizie databili fra il VI e il VII secolo, anche se non manca l’evidenza di una frequentazione, forse soltanto occasionale, in età carolingia (VIII-IX secolo). Dal contesto abitativo, e in particolare dal Settore A, provengono numerosi reperti riconducibili all'armamento e all'abbigliamento dei soldati, che rivelano inequivocabilmente la funzione militare del sito: fra di essi vi sono cuspidi di freccia e di armi da getto, guarnizioni di cintura, speroni, uno scramasax frammentario ed elementi del relativo fodero. Accanto a questi oggetti, figurano manufatti riferibili alla sfera dell’ornamento e delle attività domestiche femminili, che insieme a una tomba infantile a enchytrismos (entro un’anfora di terracotta) dimostrano che gli abitanti dell’insediamento fortificato dovevano essere organizzati su base famigliare. La connotazione militare dell’antico abitato di Sant’Andrea è giustificata, come già accennato, dalla sua ublicazione strategica a controllo del bacino lacustre e della direttrice viaria terrestre, e al contempo dalle caratteristiche morfologiche e ambientali che rendono l’isolotto naturalmente ben protetto. La vocazione militare del sito, d’altra parte, si mantenne a lungo nel tempo, anche dopo l’abbandono e la distruzione del castrum, come dimostra il fatto che nel 1439 i Veneziani trasportarono da Verona al Garda attraverso il Lago di Loppio addirittura una flotta navale e che all’inizio del secolo successivo costruirono proprio a Sant’Andrea una bastìa, che viene ricordata nei Diari dello storico Marin Sanudo e della quale non si è fino a ora rinvenuta l’evidenza sul terreno. Non va infine dimenticato come sull’isola siano ancora visibili numerose tracce di interventi e opere di fortificazione risalenti alla prima guerra mondiale, che in alcuni casi si sono sovrapposti alle strutture e ai depositi archeologici, distruggendoli in parte.
 
Il punto più elevato dell’isola (Settore C) ospita la chiesetta romanica di Sant’Andrea, posteriore all’insediamento castrense: le strutture, infatti, si caratterizzano per una serie di interventi edilizi collocabili tra il XII e il XVII secolo. Tuttavia, poiché i ruderi nel tempo sono stati continuamente spoliati e danneggiati, soprattutto dalla mano dell’uomo, è difficile risalire alle origini e ricostruire con precisione le vicende storiche e architettoniche dell’edificio; in più, le fonti scritte e iconografiche si sono rivelate in questo caso particolarmente rade e lacunose. Stando ai dati archivistici, comunque, l’edificio doveva esistere anteriormente all'anno 1178, mentre l'ultima notizia documentata che lo riguarda risale al 1651. Nel corso del tempo la chiesa di Sant’Andrea fu costantemente al centro di vertenze di carattere confinario e giurisdizionale, assumendo rilevanza in qualità di riferimento topografico e simbolico. Possiamo ipotizzare che il periodo di abbandono e la conseguente progressiva rovina siano iniziati entro i primi decenni del XVIII secolo; in un momento imprecisabile, ma comunque posteriore a questa data, sugli strati di distruzione dell’edificio fu eretta l’edicola quadrifronte che si erge ancora all’interno dell’aula e che fa evidente richiamo alle quattro giurisdizioni di Mori, Brentonico, Gardumo e Nago.
 
 

di Barbara Maurina
Conservatore per l'Archeologia
Fondazione Museo Civico di Rovereto

 
Nelle immagini:
Fig. 1: Immagine aerea dell’isola di Sant’Andrea (foto Piero Flamini)
Fig. 2: il grande edificio del Settore A
Fig. 3: strutture rinvenute nel Settore A
Fig. 4: l’edificio rinvenuto nel Settore B
Fig. 5: la chiesa di sant’Andrea
Fig 6 e 7: installazioni didattiche nel sito
 

Per approfondire: nella pagina del sito web museale dedicata al sito archeologico dell'Isola di Sant'Andrea, a Loppio, il programma dettagliato della giornata di inaugurazione del percorso di visita. Per chi fosse interessato, viene anche proposto di raggiungere la riserva naturale in bicicletta, con partenza alle 9.30 dalla sede della Fondazione Museo Civico di Rovereto.  

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